Un mio racconto sulla rivista d’arte e scienza NOVA (Ass. Rabdomante)

Sulla rivista d’arte e scienza NOVA è appena uscito un mio racconto autobiografico dal titolo “One moment in time: dal Paese delle aquile bianche”. Ringrazio il redattore Antonio Limoncelli per la pubblicazione. Al prossimo numero! / W kolejnym numerze kwartalnika sztuki i nauki “NOVA” ukazało się właśnie moje autobiograficzne opowiadanie zatytułowane “One moment in time: dal Paese delle aquile bianche / z Kraju białego orła”. Dziękuję redaktorowi Antonio Limoncelli za publikację. Do następnego numeru!

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ONE MOMENT IN TIME – DAL PAESE DELLE AQUILE BIANCHE di IZABELLA TERESA KOSTKA

ONE MOMENT IN TIME – DAL PAESE DELLE AQUILE BIANCHE di IZABELLA TERESA KOSTKA (scritto nel 2015)

“Credo che si debba un po’ morire

prima che rinasca la luce,
varcare i confini della resistenza
ingoiando fette di amarezza.

Soffrire,
e poi risorgere più forte di prima
trovando le orme dei vecchi nemici,
voltare la pagina del proprio vissuto
riempiendo di gloria la tabula rasa.

Svanire,
bisogna sempre un po’ morire…”

cit. “One moment in time”
Izabella Teresa Kostka “Incompiuto” 2015

Il mio racconto non è struggente né tragico, possiede piuttosto un volto di profonda intolleranza e vari pregiudizi nei confronti di persone provenienti da diverse parti del mondo. Un velo di nefasto razzismo.
Ma ad rem.
Sono nata nel Paese delle “Aquile Bianche”, la patria del tanto amato Santo Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła), terra di millenaria cultura e di storia sconvolta da guerre, spartizioni, ingiustizie politiche e vari tormenti sociali. Il mio cammino terrestre è iniziato in Polonia, in una splendida e grande città universitaria, ricca di cultura e monumenti.
Sono cresciuta in una famiglia in cui l’istruzione, l’arte, i valori morali e la religione sono stati sempre messi al centro dell’educazione. La mia visione del mondo si allargava serenamente nonostante la situazione politica, che negli anni 80′ del XX secolo ha trascinato la Polonia in una battaglia per la democrazia, per la libertà e per il cambiamento radicale del sistema politico. La battaglia, vinta, ha sconvolto e capovolto tutto il quadro geopolitico del nostro continente, iniziando dal movimento sindicale di Solidarność e trovando il suo apogeo nella caduta di muro di Berlino.
Ma torniamo a me, una giovane fanciulla circondata dall’amore profondo della mia amata madre Nina e della coraggiosa nonna Leokadia.
Sì, sono cresciuta maturando come un fresco germoglio con loro due, priva della figura paterna nella mia vita, ma nonostante questa mancanza non mi sono mai sentita diversa, peggiore o non amata. Anzi, essendo figlia unica raccoglievo tutto quell’immenso affetto che molti possono soltanto desiderare e sognare. Ero una ragazza felice, stimata, ho ottenuto un’ottima istruzione artistica, mi sono laureata con lode in pianoforte e diplomata ancora in flauto traverso, ho imparato quattro lingue e ho svolto una variegiata attività lavorativa (insegnante di pianoforte, interprete e traduttrice, presentatrice di eventi culturali e modella). La mia famiglia è stata toccata da varie tragedie personali, tra cui il morbo di Alzheimer che ha colpito mia nonna e una diagnosi tardiva con un intervento fallito, che hanno confinato a vita il fratello di mia madre, l’amato zio Giorgio (talentuoso artista pittore) su una sedia a rotelle a causa di una paralisi permanente del bacino e delle gambe.
È stata una prova pesante: atroci sofferenze che hanno portato due persone a me care verso un triste traguardo del loro sentiero, tanto che i loro stanchi cuori hanno cessato di battere quasi insieme, nel 1996 e nel 1998.
Nonostante questi tragici eventi non mi sono data per vinta né costretta alla ricerca del mondo migliore oltre i confini della mia Patria, ma sappiamo che il karma spesso riserva per noi infinite sorprese.
Nell’estate del 2000, durante le vacanze sulla Riviera Romagnola, sul mio cammino è apparso un uomo che ha cambiato improvvisamente la mia vita ed io, quasi incredula, dopo un anno di conoscenza ho deciso di seguirlo trasferendomi in Italia. E’stata per me una decisione molto difficile, lasciare la mia amatissima madre e un ottimo lavoro fisso per creare (forse) una famiglia.
Comunque, incrociando le dita, ho traslocato a Milano alla fine di luglio 2001, piena di buona volontà, entusiasmo e speranza. Parlavo fluentemente la lingua italiana, avevo grande fiducia nelle mie possibilità e capacità, ed ho ottenuto anche dall’ambasciata il riconoscimento dei titoli universitari. In poche parole ero perfettamente in regola sotto ogni aspetto sociale, legale e professionale.
Eppure la mia vita e tutte le speranze sono crollate come le Torri Gemelle squarciate dal fuoco l’11 settembre 2001. Ricordo ancora il terrore, le lacrime e il suono della parola “g u e r r a”, che rimbombava nel mio cuore appena arrivata in Italia, lontano dalla famiglia. Da quel momento la mia vita è rimasta sconvolta e mi sono trovata in una situazione estremamente difficile. L’immigrazione ha iniziato a crescere e, con quella, una nuova forma di razzismo. Sì, non sto esagerando nell’usare termine. Non avrei mai creduto che, essendo in Europa, in un Paese democratico come l’Italia, avrei potuto risentire sulla mia pelle il peso degli ingiusti pregiudizi razziali, della maleducazione e, purtroppo, del puro razzismo. Per la maggioranza degli italiani ero “quella dell’Est”, sicuramente una povera, e disperata ignorante in cerca dell’Eldorado. Sono rimasta sbalordita; sbattendo ovunque la testa contro il muro, venendo umiliata negli uffici pubblici, i quali mettevano in discussione pure i miei documenti riconosciuti dagli enti competenti in materia. “Documenti? Laurea? Sicuramente sono falsi” – era quello che mi sputavano in faccia ridendo da maleducati e dandomi del “tu” come se fossi una bambina capricciosa e non una donna estremamente educata ed istruita. Di colpo sono caduta in una profonda depressione sentendomi un rifiuto, quella dell’Est ( che cavolo voleva dire? La Polonia si trova al centro dell’Europa ed è stata da sempre strettamente legata ai Paesi occidentali, a parte un infelice periodo sotto il regime comunista), trattata come una ignorante e spesso additata come: ” Tu, quella dell’Est, una di quelle lì…”Ogni volta l’atteggiamento nei miei confronti cambiava subito dopo aver conosciuto le mie origini. Incredibile!
Non volevo credere a tutto questo, eppure accadeva, morivo giorno dopo giorno, scontrandomi con l’ostilità della gente, l’intolleranza, l’antipatia e i pregiudizi raziali, sentimenti e sensazioni mai viste né provate prima. Eppure parlavo benissimo la lingua italiana, professavo la stessa religione, avevo la pelle chiara, possedevo grandi capacità professionali ed apertura mentale nei confronti di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua religione e colore della pelle. Tutta questa situazione ha provocato in me uno stato di profonda depressione, pensieri suicidi, perdita di coraggio, di fiducia nel prossimo e anche in me stessa. Da donna giovane e piena di risorse sono diventata soltanto “quella dell’Est” (com’ero spesso chiamata pure da conoscenti e pseudo amici italiani), ignorata durante i colloqui di lavoro e spesso anche liquidata velocemente negli uffici.
Sicuramente tanti di voi pensano che tutto questo non sia vero, che io abbia inventato tutto, ed invece…tutto ciò è successo realmente, e ne porto ancora i segni sulla pelle e nel profondo del cuore. È volto di un razzismo che non dovrebbe più esistere, in nessun luogo della terra.
Oggi, dopo 15 anni dal trasferimento in Italia, il mio carattere è cambiato tantissimo. Ho imparato a lottare con le unghie per il rispetto e pretendere il giusto atteggiamento nei miei confronti, sono diventata molto riservata, più introversa come un cucciolo ferito. Ho ritrovato la gioia nella poesia, aprendo l’anima colma di dolore e dispiaceri, dipingendo la mia storia e quella del mondo moderno con versi drammatici, pieni di urla e d’accuse, di speranza e di liberazione, una vera catarsi dell’anima. Scrivo per risorgere ancora, scrivo per sentirmi viva, perché IO ESISTO.

Eppure, nonostante le ferite, amo quel Bel Paese, profumato di rosmarino, pieno di bellezza e cultura, popolato di gente sorridente, fantasiosa ed innamorata delle proprie radici.
Ho soltanto un sogno…
Vorrei che ogni uomo sulla terra fosse guardato e giudicato per quello che rappresenta veramente, non secondo il colore della pelle, la religione oppure la nazionalità.
Ma questo purtroppo è ancora un’utopia.

Grazie per avermi letta.

Izabella Teresa Kostka
Milano

(Racconto pubblicato sul libro “Invisibili. Voglio urlarlo al mondo” a cura della giornalista Daniela Straccamore, 2016)

“NELLE FERITE DEL TEMPO. POESIA E RACCONTI PER L’ITALIA” Antologia di poesia e racconti per la cura editoriale dei poeti Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio.

I poeti Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio danno alle stampe un’opera antologica con poesie e racconti a scopo benefico: «Nelle ferite del tempo» 


● COMUNICATO STAMPA 

Un libro può essere breve ma profondo, come il vento che insegue la sua foglia, come la luna che illumina la notte con la sua luce argentea. 

Emanuele Marcuccio 

Esce il 30 Settembre 2016 «Nelle ferite del tempo. Poesia e racconti per l’Italia», Antologia di poesia e racconti per la cura editoriale dei poeti Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio, ivi presenti con due liriche. L’opera si apre con una prefazione a cura del poeta Luciano Somma ed è impreziosita da un’opera xilografica del maestro Stephen Alcorn. 

Il ricavato vendite andrà in primis per i terremotati del centro Italia. Donati finora 750 euro al Dipartimento di Protezione Civile. L’acquisto di questo libro, la cui lettura è gradevole, anche per i giovani, potrà permettere alle nuove generazioni di avvicinarsi alla solidarietà in modo attivo e diretto. 

Oltre settanta gli Autori partecipanti, tra i quali il sindaco di Venarotta (Ascoli Piceno), uno dei tanti comuni colpiti dal terremoto, e il noto attore, sceneggiatore e scrittore italiano Victor Poletti.

 
● SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Nelle ferite del tempo 

SOTTOTITOLO: Poesia e racconti per l’Italia

A cura di: Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio 

PREFAZIONE: Luciano Somma 

Editing Cover Images: Marcello Lombardo e Gioia Lomasti 

EDITORE: Photocity Edizioni

Link di acquisto: 

Qui potete acquistare l’antologia 

GENERE: Poesia/Narrativa/Antologie

PAGINE: 128 

ISBN: 978-88-6682-798-6 

COSTO: € 10 

FAN PAGE: http://www.facebook.com/nelleferitedeltempo

LA MIA GRANDE SODDISFAZIONE: “GLI ESPULSI DALL’EDEN” (CTL Centro Tipografico Livornese Editore)

“Gli espulsi dall’Eden” – la mia grande soddisfazione. Ho lavorato lungo su questo libro in cui racchiudo numerosi ricordi legati alla figura di Giorgio Kostka, il mio carissimo zio artista pittore, scomparso precocemente dopo una lunga malattia invalidante (silloge “Ali di piombo”), tantissimi racconti e poesie biografiche e autobiografiche spesso estremamente personali (“Lo sterile grembo”, “A te, Papà da sempre assente”, “Non piangere”, “A Barbara”, silloge “Confidenze”), molte fotografie dei dipinti e diversi brani che descrivono gli avvenimenti del mondo contemporaneo in cui viviamo (silloge “Requiem” premiata al concorso “Memorial Miriam Sermoneta”, tratto dalla parte finale del capitolo “Urbi et Orbi”). Condividendo con Voi questo libro, racconto una parte di me, quella spesso sconosciuta e nascosta sotto un sorriso di ogni giorno. “Donne come me non piangono di giorno (…)” lottano e non si arrendono mai. Buona lettura agli interessati.

Il link per acquistare il libro su IBS:

http://www.ibs.it/code/9788898972562/kostka-izabella/espulsi-dall-eden.html

Il libro potete anche:
● ordinare contattando direttamente Centro Tipografico Livornese Editore CTL:
tel. 0586 806376
E mail: ctleditorelivorno@gmail.com

● acquistare sul sito Libreria Universitaria

● richiedere in ogni libreria citando il titolo, il nome d’autore e il codice ISBN: 978-88-98972-56-2
“Gli espulsi dall’Eden” di Izabella Teresa Kostka

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“GLI ESPULSI DALL’EDEN” di IZABELLA TERESA KOSTKA edito da CTL CENTRO TIPOGRAFICO LIVORNESE EDITORE di Nino Bozzi (2016).

“Gli espulsi dall’Eden” di Izabella Teresa Kostka  (CTL Centro Tipografico Livornese Editore di Nino Bozzi, 2016).

●  PREFAZIONE  a cura di Cristiano Papeschi

La maggior parte degli indimenticabili poeti, e dei grandi artisti in generale, attinge la propria ispirazione dalla sofferenza. Una “giornata di sole” riempie di gioia, di allegria, di speranza; sembra una cosa scontata, è lo è fino a che il sole splende. Al contrario, una notte di tempesta ci opprime, mette tristezza, ansia e, quando il vento batte contro le finestre e i tuoni scandiscono il tempo, addirittura paura o terrore. Ma la notte di tempesta ci ricorda che la giornata di sole, con i caldi raggi che accarezzano il viso e sfiorano i petali di un fiore, non è poi così scontata, e ci porta a desiderare che i fulmini cessino e ritorni al più presto il sereno. Ma esiste davvero una speranza per quel sereno? O è solo un lontano miraggio in un deserto senza orizzonte? La vita di ognuno di noi è così, un naturale alternarsi di tempesta e sole, ma anche nell’esistenza più perfetta che l’uomo possa immaginare od ottenere, c’è sempre almeno qualche minuto di maltempo. L’artista è in genere un personaggio inquieto, che esprime la propria arte su una pagina, una tela od un pezzo di marmo informe, modellandolo sotto la guida di un sentimento pronto ad esplodere. Izabella non scrive di splendide giornate di sole, bensì di spaventose notti di tempesta, coinvolgendo il lettore che sappia “ascoltare” il triste canto della sofferenza, poiché ognuno di noi ha vissuto almeno un minuto di quella tempesta. E’ facile comprendere lo stato d’animo di un vincente, di un atleta che abbia tagliato il traguardo per primo o di un attore che abbia ricevuto un Oscar. Molto più difficile è cogliere il sentimento negli occhi di un “perdente”, di una persona comune verso la quale la vita non è stata poi così giusta. “Gli espulsi dall’Eden” è, in ordine cronologico ma non certo per importanza, l’ultima delle sue opere: “siamo pellegrini espulsi dall’Eden”, siamo anime in pena, un mosaico di sentimenti e sensazioni, paure e vittorie, gioe e dolori ma… soprattutto dolori! E non è casuale l’aver dedicato la raccolta all’amato zio Jerzy, un artista, ma soprattutto un uomo, che ha toccato l’apogeo della propria ispirazione immobilizzato su una sedia a rotelle, nel momento in cui quella famosa giornata di sole gli era stata negata, ed altro non era che un lontano ricordo ed una ancor più irragiungibile speranza: un uomo per il quale la sofferenza è stata la “magna mater “.
Non un unico tema nei versi di Izabella, bensì un insieme di situazioni, riflessioni e stati d’animo in diversi momenti della vita, spinti o trascinati dalle sensazioni di quel singolo istante fuggevole. Nel libro “Gli espulsi dall’Eden” Izabella tocca diversi argomenti, tutti caratterizzati da almeno una nota di dolore e sofferenza: da un veliero con le vele strappate dal tempo e dimenticato, immagine di qualcosa molto vicino all’autrice, alla sofferenza per una persona volata in Cielo prima del tempo, dalle solitudini vissute nei corridoi spogli del presente alle lacrime versate per un padre da sempre assente, dal ricordo di un volto del passato che scende gli scalini di un treno fino ad arrivare ad un tocco di vera sensualità ed immaginazione, un sentimento ed un desiderio consumato nella stanza di un motel, tra le corde di un gioco erotico o tra le lenzuola stropicciate di un letto complice di peccati lubrichi.
Un poliedrico insieme di frammenti di un cuore che pulsa, dove le “ali di piombo” sono forse l’immagine che meglio di tutte rappresenta la sofferenza e l’anima inquieta di un vero artista: quelle ali, così pesanti, potrebbero sembrare un qualcosa destinato ad affondare chi le porta, invece sono lo strumento che consente di librarsi nel cielo come splendidi falchi ma anche di volare fino ai limiti estremi delle umane possibilità, laggiù, lontano, un volo impossibile, un volo di Icaro… fino al Sole… fino a bruciare quelle ali e perdersi nell’infinito. Le parole di Izabella sono leggere, a volte dolci ed a volte disperate, ma allo stesso tempo pesano come macigni ed esplodono come piroclasti di un vulcano che si risveglia dal lungo sonno.

Dr.Cristiano Papeschi

●  DALL’ INTRODUZIONE di Izabella Teresa Kostka

Eppur il cuore arde ancora
intrappolato nel corpo senza speranza,
vola e sorvola ogni dolore,
dipinge gli istanti sulle crude tele.

Siamo pellegrini espulsi dall’Eden
in viaggio eterno verso l’ignoto,
condannati a vita su questa Terra
nel tempo inquieto dell’apocalisse.

Noi,
angeli caduti con le ali spezzate.
                                             (I.T.Kostka)

     È difficile descrivere tutte le sottili sfaccettature del mio sentire, raccontare le emozioni che hanno stimolato la mia creatività durante la nascita di questo libro. La vita, la quotidianità, la famiglia, i tormenti e le varie inquietudini, l’esistenza e la malattia, la sofferenza e la guerra,  l’ultima speranza, la pittura e l’arte di ogni genere e di ogni sfumatura. Da ragazza, come una spugna, ho assorbito le gioie e le lacrime che scolpivano le guance dei miei famigliari, seguivo gli eventi che rimanevano sulle pagine della storia. Proteggevo tutti quei molteplici ricordi nel cassetto della memoria con grande cura e commozione. Iniziando il lavoro su questa raccolta, ho deciso di sfogliare il diario della vita, ispirandomi alle opere di una persona a me estremamente cara: mio zio, uno dei fratelli maggiori della adorata madre Nina, il talentuoso artista pittore Jerzy (Giorgio) Kostka, che noi famiglia chiamavamo Jurek.
   Come mai questa scelta?
La sua vita, purtroppo interrotta precocemente, segnata all’apice della carriera artistica da un’inaspettata e grave malattia invalidante, ha lasciato in me un’ impronta indelebile. Quell’anima artistica libera da ogni tabù, avida di voglia di vivere e di conoscere le culture lontane, le terre sconosciute, una personalità  pronta a percorrere i sentieri dei famosi pittori (ha eseguito vari viaggi in Europa: ai Balcani, in Italia, in Francia, soprattutto a Parigi – una delle città più ammirate dallo zio, una metropoli ricca d’arte, d’amore, segnata dalle indelebili impronte degli impressionisti, la dimora del surrealismo di Dalì, delle donne e della libertà d’espressione), quella natura espansiva che ha trovato il suo sfogo in una pittura estremamente personale e di grande impatto emotivo, trasmettendo al pubblico la sua sublime sensibilità e la grande sofferenza (…)

Izabella Teresa Kostka

● Alcune poesie scelte:

OLTRE IL TEMPO

Quando un’Anima cara s’allontana nell’infinito,
rispettala in silenzio tenendo per mano,
accogli clemente ogni timore,
confessa di averla veramente amata.

Ascolta silente il suo respiro,
quel fragile canto del cuore morente,
accendi un cero della speranza,
un ultimo segno di fede umana.

Perdona,
cancella i vecchi rancori,
in una preghiera unendo i pensieri,
non dire “Addio” ma “Abbi pazienza,
ci vediamo di nuovo alla fine dei tempi”.

Non fuggire ombroso nel dirupo del pianto
rinchiuso nel guscio del cupo dolore,
proteggi nel cuore quel volto prezioso,
amalo per sempre,
a m a   o l t r e   i l   t e m p o.

IL DISTACCO

Ti ho tenuto per mano
mentre t’addormentavi nell’ultimo inverno,
scaldavo il gelo di un addio
con un tenero, semplice sorriso.

Ero la guida oltre il confine,
l’ultima scintilla nelle pupille,
la pace dei sensi nella battaglia,
un dolce sollievo in ogni sconfitta.

Non avevo più fretta,
ancorata agli ultimi, fragili istanti,
la guardiana leale del tuo traguardo
verso la terra del non ritorno.

Ora sono qui 
(mentre tu hai raggiunto il celeste alloggio),
sospesa tra il vuoto del brusco distacco
e l’eterna speranza di un nuovo inizio.

MEMENTO

Ho conosciuto uomini
drogati dalla loro ignoranza,
marionette sospese sui fili del potere,
marinai stregati dagli sguardi delle sirene,
abbagliati dalla luce del falso avere.

Gli schiavi del carnale
condannati agli scarti del piacere,
svuotati involucri dell’umana coscienza,
annegati di notte in un bicchiere di brandy,
fatti e rifatti tra le curve del godere.

Vivevano illusi dai futili miraggi,
aggrappati alle cosce a pagamento,
convinti di essere già immortali
calpestavano le grida, i sensi di colpa.

Ho pianto
sulle loro tombe coperte di fango, 
abbandonate e prive di qualsiasi ricordo,
gettate nell’oblio della dimenticanza,
sepolcri guardiani dell’eterna mancanza.

● Il link per acquistare il libro:

http://www.ibs.it/code/9788898972562/kostka-izabella/espulsi-dall-eden.html

Izabella Teresa Kostka, Milano 2016

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“GLI ESPULSI DALL’EDEN ” – un breve frammento tratto dal libro

(…) Sembrava una straniera, vestita nel modo tipico delle anime ribelli: gli alti stivali militari con le fibbie forti risaltavano gli arti assai esili e delicati, i pantaloni forati  sulle ginocchia, troppo grandi per lei, scivolavano dai fianchi  scoprendo la pelle dell’addome (quanto era chiara, sembrava quasi trasparente ed estremamente sottile, ho sentito la voglia di sfiorare con le dita quella timida striscia del suo corpo).
Pure la maglietta era particolare, in contrasto con le scarpe e con i pantaloni da “vecchio soldato”: era di un tessuto mai visto prima, sembrava fatta di ragnatela, leggera, rifletteva qualsiasi, pure debole raggio di luce, lasciava intravedere le sue forme, i seni…Non portava il reggiseno ma non aveva un look da puttana, anzi, avevo voglia di proteggerla da ogni maledetto male di questa Terra (…)

Izabella Teresa Kostka
“Gli espulsi dall’Eden ”
CTL Editore 2016
Tutti i diritti riservati

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