NEBBIA

NEBBIA

Hai mai ascoltato la voce della Nebbia?

Sussurra come una giovane amante intimidita dal primo approccio.

Schiude la labbra bagnando il corpo con la saliva
quella lattea e impenetrabile
a banchi in aperta campagna.

Fa nascere l’affanno ove muore il respiro
incollando le palpebre come la resina,
fa sparire il tempo e gli orizzonti costringendoti a gustare soltanto il presente.

Hai mai baciato la pelle della Bruma?

Setosa come il seno d’una fanciulla plasmato, di nascosto, con le calde dita.

Concediti a Lei
come un nascituro alla culla…

Izabella Teresa Kostka
Pianura Padana 2018,
diritti riservati all’autrice
Presente su “La Recherche”

Foto web Pixabay

I SETTE VIZI CAPITALI

I SETTE VIZI CAPITALI

1. SUPERBIA

Nell’immenso bagliore dell’ignoranza
godi dei miraggi di una falsa gloria,
respingi e sospingi nell’oblio le api
calpestando le operaie e i semplici fuchi.

Quanto sei pietosa e quanto buffa
seduta sul trono di carta dorata,
basta il vento della pura saggezza
per demolire quel tuo utopico regno.

Ti nutri delle lusinghe dei piccoli Giuda
che di nascosto,
al buio,
ti spezzano le ali.

2. ACCIDIA

Sia beato il dolce far niente
che s’accomoda intatto sul tuo divano,
accarezza le membra affaticate
così stanche e stufe di… respirare.

Ti desti all’alba odiando il sole
perché fa notare ogni marciume
e non intendi sprecare il tempo
per concimare di giorno un grande giardino.

Invecchi, ingrassi, conti i passi,
t’adagi sui sassi, eviti i gradassi,
non vedi il senso delle stagioni
che instancabili fuggono cambiando i colori.

Sia maledetto il letale far niente
che t’ha escluso dal Mondo,
impedendo di vivere!

3. LUSSURIA

Siete come burattini
appesi sui fili alle mie cosce,
avete perso ogni ragione
scivolando al buio nel caldo grembo.

Poveri e ricchi, mariti e figli,
donne sposate e remote zitelle,
scapoli d’oro e tante ninfette
– tutti schiavi del mio potere.

Sbavate, mai sazi, al solo pensiero
di giungere all’apogeo d’un lungo orgasmo,
v’avvinghiate negli spasmi come lombrichi
bagnati dalle gocce di fertile linfa.

Calpestate gli affetti per il puro godere
pagando le lucciole con lo sporco danaro,
svendete le anime alla fiera di Bacco
firmando un chirografo con il vostro seme.

Un giorno sotto il fango finirete
circondati soltanto dai gemiti del pianto.

4. IRA

Dagli occhi trasformati in lampi
nascono chimere di fuoco,
i loro agghiaccianti ruggiti
sconfiggono i neuroni del cervello.

Non accetta mai tregua
un vulcano intriso di rabbia,
come lava distrugge la vita
divorando i bruscoli del Bene.

Ergastolani diventano i sensi di colpa
imprigionati tra le sbarre della follia,
l’unico intento è la distruzione
anche al prezzo d’una sacra vita.

E verseranno lacrime gli Arcangeli di pietra
mentre della Terra rimarrà effimera cenere.

5. GOLA

Si sfondano gli abissi delle tue viscere
come quelle d’un predatore dopo un giorno di caccia,
distante dalla moderazione e da ogni buon gusto
ti trasformi di colpo in un’atavica bestia.

“Nutrirti” diventa l’unico pensiero
dell’esistenza scarsa di un altro valore
e non offri neanche una briciola del pane
ai barboni morenti al buio di stenti.

Sappi,
che anche Tu alla fine del viaggio
verrai gettato in pasto ai vermi.

6. INVIDIA

Oh, quanto ti logora la beltà altrui,
il successo non tuo e l’estranea gloria,
come un cobra attendi in agguato per ore
per distruggere la gioia e compiere la vendetta.

Sorridi in faccia tenendo un coltello
per affondarlo nel cuore di chi non se lo aspetta,
i tuoi versi e gesti son pieni di cianuro
che fuoriesce dai pori con una stretta di mano.

Miserabile Medusa – madre di vipere
meriti soltanto un immenso disprezzo,
la tua immagine è un ritratto di Dorian
coperto di pustole nella putrefazione.

Guardati allo specchio
e… dal terrore svanirai!

7. AVARIZIA

Veneri i diamanti
e il gelido platino
strisciando come un bruco
sulla corteccia del melo,
non conosci la misericordia
né la compassione,
col potere del cancro
stai decomponendo il corpo.

Ti droghi,
sniffando la fragranza dell’oro
che liquido scorre nelle tue vene,
verrai maledetta come il Re Mida:
pietrificando il cuore – morirai solitaria.

Per l’ultimo viaggio spoglia partirai
e nessuno si ricorderà del tuo nome.

Izabella Teresa Kostka, 2017
tratto dall’antologia per Circuiti Dinamici di Milano, edita

Pubblicato anche sulle riviste letterarie online: “La presenza di Èrato” e “Partecipiamo.it”

https://lapresenzadierato.com/2018/01/25/i-sette-vizi-capitali-di-izabella-teresa-kostka/

http://www.partecipiamo.it/cultura/izabella_teresa_kostka/i_sette_vizi_capitali.htm

Tutti i diritti riservati all’autrice

PERCHÉ

PERCHÉ

Tra le nuvole di piombo
aleggiano le ceneri,
si smorzano le grida
degli innocenti,
nei campi di grano
nutriti con sangue,
giacciono le salme
dai volti anonimi.

Stracci, capelli,
umiliati oggetti,
sporchi vestiti lavati con lacrime,
denti strappati dalle mascelle,
inutili occhiali,
uccise speranze.

L’ immagine dell’umano inferno.

Nei prati fioriti
svolazzano le anime,
erranti, sconvolte
dal proprio terrore,
soffocate dal fumo
del crematorio,
condannate a morte
ma prive di colpe.

Si porgono ancora le stesse domande,
arse nel fuoco,
senza risposte.

Perché, Dio, perché?

Izabella Teresa Kostka
Tratto dal libro “Gli espulsi dall’Eden” capitolo Urbi et Orbi, 2016.
Per la Shoah

Photo web Pixabay

LE MIE SOLITUDINI

LE MIE SOLITUDINI

Lodo le mie solitudini che rimbombano acute
nei corridoi spogli di questo presente.
Arrossiscono intimidite dagli sguardi ottusi,
rincorrono i miraggi dei vecchi tempi.

Sono tenaci e accoglienti,
placano la voce di ogni rimpianto,
cicatrizzano di notte le aperte ferite
di ogni rancore,
di delusioni.

Venero il silenzio,
quel fischio squarciante
che regna altrove,
in ogni dove,
accoglie al buio i timidi singhiozzi
(quei sogni illusi dall’impossibile).

Zittisco i sensi,
il loro chiasso
che rode le carni sfregiate con fiamme,
oggi ammiro la purezza del vuoto,
l’unica certezza senza bugie.

Izabella Teresa Kostka

Tratto dal libro “Gli espulsi dall’eden” capitolo “Confidenze” CTL EDITORE Livorno 2016

Diritti riservati

GRATTACIELI (PORTA NUOVA, MILANO)

GRATTACIELI (PORTA NUOVA, MILANO)

Talora osservo le spaziose strade
oscurate dalle sagome dei grattacieli
che tentano di raggiungere le nuvole
e
mi assale un’improvvisa angoscia.

Testimoni perfetti dell’assenteismo
riflesso negli occhi delle finestre,
sporgono dai marciapiedi infangati di lucro,
da un collage di visi dai tratti anonimi.

Sono come silenziosi giudici
coi cuori di cemento screpolato dagli anni,
sui duri mattoni si smorzano le vite
degli esodati privati dei caldi alloggi.

Nell’orgoglio che sfiora le porte del cielo
smarrisce ogni segno della compassione
e
nessuno si accorge degli sporchi barboni
che s’avvinghiano sulle scale soffrendo di fame.

Il potere del riuscito progresso,
fallimento dell’umanità.

Izabella Teresa Kostka

Tratto dal ciclo “Dal Baltico al Mediterraneo” 2017, tutti i diritti riservati

Foto: Izabella Teresa Kostka

LORO

LORO

Mi sono smarrita
mentre Dio sorrideva ai privilegiati.

C’era il silenzio lontano dalla folla
– quella da sfamare come i lupi –
c’era la quiete dell’abbandono
e dell’umile, placata saggezza.

Non ho seguito il branco
in corsa costante verso il podio,
ho serrato la bocca con un sorriso
somigliante ad una larga cicatrice.

Ho chiuso per sempre
il mio scrigno dei desideri
mentre
Loro aprivano il Vaso di Pandora.

gennaio 2018
Izabella Teresa Kostka
Diritti riservati

LA NOTA INTRODUTTIVA DELL’AUTRICE AL LIBRO BILINGUE “SI DISSOLVONO LE ORME SU QUALSIASI TERRA” di IZABELLA TERESA KOSTKA. CTL EDITORE 2017

NOTA INTRODUTTIVA DELL’AUTRICE

Vorrei non svanire nella dimenticanza
al vespero del giorno che ancora mi resta (…)

È stato molto lungo e tumultuoso il cammino che ha stimolato la mia penna, da cui è germogliata l’ispirazione per la nascita di questo libro. Da tanto tempo stava prendendo forma nel subconscio la voglia di esprimere i miei retrospettivi pensieri poetici, che nascono quasi sempre nell’adottiva lingua italiana, ma si pospongono anche in quella madre, il polacco. Non è stata un’impresa facile, perché esse sono estremamente lontane tra loro sotto quasi tutti gli aspetti letterari: la musicalità e il ritmo, una struttura grammaticale completamente diversa, alcune espressioni tipiche per l’italiano che risultano inesistenti in polacco. Eppure non mi sono arresa e, come ripeto sempre parafrasando la famosa frase di Gabriele D’Annunzio “Memento audere semper”, ho tentato di trasporre in entrambe le lingue tutte le caratteristiche sonore e ritmiche delle mie liriche, per non danneggiare la loro espressione poetica. Ho osato una certa flessibilità nella traduzione e, a volte, qualche sinonimo particolare per rendere la versione polacca meno rigida, leggermente più “aperta”, tutelando sempre la struttura sillabica per mantenerla assai simile all’originale. Non ho tradotto soltanto le parole, ma spesso anche il mio intento più nascosto, quello del creativo subconscio rinchiuso nei silenzi e nei versi mai espressi. Il risultato ottenuto ha permesso di condividere con Voi le strofe riflesse su queste pagine, affiancando la versione italiana alla traduzione polacca, nel mastodontico tentativo di avvicinare due lingue così lontane una dall’altra ma, allo stesso tempo, creare espressioni poetiche in forma di due specchi che riescono ad arricchirsi a vicenda, senza nulla togliere al significato dei brani. Credo che la mia scrittura sia come me: errante tra due nazioni, due Patrie, due mari, due metà dello stesso cuore che battono all’unisono, amando e soffrendo sia in polacco che in italiano. Penso che questa sinergia abbia un proprio linguaggio, creato dalla fusione di due realtà in cui, da anni, sta maturando la mia interiorità di donna e di scrittrice. Questo volumetto include soprattutto liriche inedite, in alcuni casi già premiate ai concorsi letterari nazionali e internazionali (“Credo” e “L’ultima sbornia” al Concorso Terra di Virgilio a Mantova; “Ti supplico, Umano”, 2° Premio al Concorso Internazionale “La voce dei Poeti” Verbumlandiart a Lecce; “Memento”, tratto dal libro “Gli espulsi dall’Eden” – raccolta classificata al 1° Posto della sezione allegorica al Concorso Letterario di Poesia Edita Leandro Polverini a Roma; “Dimenticanza” apprezzata al Concorso Internazionale “Inchiostro e Anima” a Noto in Sicilia; “Le saline”, tratta da un breve ciclo poetico premiato al Concorso Letterario “Ossi di Seppia” a Imperia; “Sangue di Eva” tratto dalla silloge inedita “Ka_r_masutra” riconosciuta con il Premio Speciale della Critica al Concorso Letterario Internazionale Seneca a Bari).
“Si dissolvono le orme su qualsiasi terra…” raggiungendo lo spazio del non ritorno in cui non esistono né differenze razziali, religiose o linguistiche. Rimangono soltanto profonde riflessioni sull’umano cammino, sul nostro appassire, sui veri valori della nostra esistenza, sull’ingiustizia, sull’amore spesso turbolente e, infine, sulla morte.
“Vorrei non sparire nella dimenticanza…” e desidererei tanto che questa silloge diventasse come un ponte tra le due Terre così care al mio migrante cuore, sognando di riuscire a toccare le emozioni più nascoste nelle coscienze sia dei lettori italiani, sia di quelli polacchi.

Con affetto.

Izabella Teresa Kostka
Milano, marzo 2017