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SIESTA (dal Baltico al Mediterraneo)  fragranze: fior di melo, cuoio

Ho serrato le finestre degli occhi.

Nella calura del Solleone 
bisbigliavano soltanto le cicale,
esauste dall’arsura scatenata sulla costa
in una consueta domenica di agosto. 

Amavo questa landa
estesa sul versante del Mediterraneo, 
impregnata di fragranza del rosmarino 
aleggiante tra le braccia dell’eteree zagare.

(Potrei mai abbandonarmi ad un breve sonno?)

Erano pesanti le palpebre 
soppresse dall’oleastra speziosa aria
corposa come il vino della Trinacria 
così distante dalla mia infanzia. 

Eppure quelle zagare mi confondevano
somigliando nel dormiveglia ai fiori di melo…

Correvo nei campi tra le spighe di grano
seguendo la scia del loro profumo,
sedotta, ubriaca dalla dolce freschezza,
dal richiamo dei ricordi della terra materna.

Ai piedi di un melo sbocciavano i papaveri,
confusi dal candore dei freschi petali:
la bianca innocenza e il vermiglio sangue 
uniti in un abbraccio sulla vecchia bandiera.

Il mio tempo acerbo profumava di mele,
di avvolgente cannella al vespero decembrino 
sconvolto dalle urla dei manifestanti 
riuniti in piazza per abolire il regime.

Solidarietà e uguaglianza – miraggi nell’aria 
densa dell’odore degli stivali di cuoio
che falciavano sui marciapiedi i fiocchi di neve, 
quegli avvizziti da tempo fiori di melo. 

Trasformazione di una gemma in un frutto futuro
destinato a maturare sulla terra straniera…

Ho sollevato le tapparelle dagli occhi.

Gorgheggiavano i grilli
turbati dal pianto delle cicogne nella mia errante mente.

Izabella Teresa Kostka
tratto dall’antologia proustiana Proust 7° “Il profumo del tempo” (La Recherche 2017)

Tutti i diritti riservati.

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